Ho deciso di abbandonare le vesti di talleyrand e di riporre nel cassetto la sua diplomazia. Stavolta non vi sarà tempo per Congressi di Vienna e le ragioni del vincitore saranno le uniche di cui la storia avrà memoria.
Sono pronto. Colpirò fra due giorni, ho deciso. All’alba. Attaccherò ai primi raggi del sole, nel sonno dei miei nemici di ritorno dai raid notturni. Mi sono preparato a lungo per questo momento. Ho letto Sun Tzu ed ho appreso dell’equilibrio tra Yin e Yang e della potenza di un attacco a sorpresa. Ho letto il Principe ed ho appreso della golpe e lione, del simulare e dissimulare. Ho anche letto le istruzioni del Risiko e ho capito che l’Oceania è il punto di partenza per ogni vittoria e se hai l’obiettivo di conquistare Asia e Sud America ti conviene abbandonare la partita dal principio. Mi sono fatto una cultura.
Infine ho preparato il piano.
Ho preparato la mia guerra preventiva in scala, individuate le postazioni nemiche, tracciato le mappe e accartocciati i miei giornali preferiti. È un po’ come con la Guerra dei Sei Giorni, quando ti affacci al di là del confine e – vedendo i tuoi vicini vestiti da Rambo – capisci che ti conviene prepararti al peggio. Il campo nemico è collocato a poche decine di metri da me, ai piedi di un albero di albicocche i cui frutti caduti a terra forniscono riparo e sostegno alle forze avversarie. Ho messo da parte i trucchi, le armi batteriologiche e gli ultimi ritrovati della chimica. Non c’è strafexpedition all’odore di basilico o geranio che possa valere ma solo il soldato con il suo giornale sputato fuori dalla trincea contro le postazioni nemiche. Parafrasando Full Metal Jacket ho imparato a memoria che “Il giornale è il mio fucile; senza di me esso non vale nulla, senza di esso io non valgo nulla.”
“…we play fair and we work hard and we’re in harmony M-I-C-K-E-Y M-O-U-S-E Mickey Mouse! Mickey Mouse! Forever let us hold our banner high. High! High! High! Boys and girls from far and near you’re as welcome as can be M-I-C-K-E-Y M-O-U-S-E…”