Credo nella semplicità. Credo che si muoia di indifferenza, di quella contrabbandata per impotenza di chi dice <Mi dispiace ma non posso>. Credo nella politica della società civile. Credo nei brividi di un fuoco al campo scout, nella Strada e nella scelta cui ti costringe. Credo nel silenzio.
Credo che la diossina stia seppellendo la mia terra, ma credo ancora nella differenziata, nelle bici e nelle lampadine fluorescenti.
Credo che a volte le bugie si debbano dire. Credo di stirare bene e di saper costruire una tenda. Credo di avere i piedi grandi. Credo che a salute è a prima cosa.
Credevo a Babbo Natale, alle camicie di flanella e ai pantaloni larghi. Credo che a trent’anni crederò a vino, jazz e poltrone Ikea, o forse no. Credo che le famiglie della Mulino Bianco non esistano e credo che Revolver sia più bello di Sgt Pepper.
Credo che chi non ci è passato non possa proprio capirne niente. Credo che ci si debba sporcare le mani e credo proprio di non voler “contare i denti ai francobolli”. Credo nella comunione e nella solidarietà.
Credo di non aver chiesto aiuto ma credo di averne avuto bisogno. Credo a volte di saperne abbastanza ma credo sempre di essere incompleto. Credo di essere fortunato.
Credo al fascino discreto della borghesia e alle strade vuote la domenica dopo pranzo. Credo che la margarina fa male e il burro un po’ meno. Credo che l’aspartame è un nemico pubblico dell’uomo.
Credo di non capire la poesia, credo al Drugo e credo che Il Principe non sia niente male. Credo che come Antiseri e Pellicani nessuno mai. Credo che riuscirò presto a vedere Gerusalemme e Beirut.
Credo nella cortesia e “a quel tale che dice in giro che l’amore porta amore”. Credo all’entropia e ne ho paura. Credo che tutto stia andando a rotoli. Spero che “la bellezza salverà il mondo”.



