“Ciascuno di noi è ricco in proporzione al numero delle cose delle quali può fare a meno“. Henry D. Thoreau
Il prezzo del petrolio ha raggiunto il punto più alto lungo la curva del suo andamento storico. Un punto sul grafico perfino più alto rispetto ai difficili momenti che furono per l’Italia le crisi petrolifere del ‘73 e del ‘79. Allora si iniziò a parlare per necessità di risparmio energetico ma, appena i rubinetti di petrolio si riaprirono, ci si dimenticò delle difficoltà appena superate e dei buoni propositi per il futuro.
La parola chiave in quel periodo fu austerità, o austerity se volevi fare il figo un pò esterofilo. Il termine portava con sè misure molto dure e severe dovute alle difficoltà di quegli anni. Eppure quel termine introduceva nella società italiana anche l’invenzione delle domeniche a piedi, le prime misure concrete di isolamento termico degli edifici e l’impostazione di 20° come temperatura ideale per le abitazioni.
Discutere di petrolio e di energia non vuol dire occuparsi solo dello le grandi tematiche ambientali di cui ormai si arriva a parlare perfino al tiggì delle otto. Il prezzo del petrolio è questione che riguarda anche il (meno nobile all’apparenza) obiettivo di garantire la sicurezza degli approvviggionamenti energetici del nostro paese. Consumare meno vuol dire acquistare meno e dunque essere meno dipendenti da aree del pianeta in situazioni di grave instabilità politica. Risparmiare energia è la prima soluzione del problema, dunque. E questo lo racconta perfino Topolino (non scherzo, è così)!
Oggi (per fortuna) non ci sono misure estreme da dover adottare per rispondere a crisi energetiche improvvise. Eppure con i prezzi arrivati così in alto, appare strano che nulla si muova alla ricerca di un’alternativa agli stili di vita attuali. In pochi vogliono tornare ad essere austeri, sebbene questo non voglia più dire rinunciare al cinema dopo le 22. Austerità, in sostanza, non è più una bella parola (neppure austerity lo è più). Un buon consiglio allora è leggere che austerità non significa affatto una rinuncia in nome dell’isolamento o di una chiusura in se stessi. “Tommaso (d’Aquino) definisce l’austerità come una virtù che non esclude tutti i piaceri, ma soltanto quelli che degradano o ostacolano le relazioni personali.” Una scelta di vita più equilibrata, insomma.
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Ben detto Francesco!
Aggiungerei al fenomeno secondo il quale ci si proccupa solo quando si è già nella cacca anche quello per cui la maggior parte delle persone non crede nell’efficacia dei comportamenti individuali (la classica goccia d’acqua dell’oceano). Il difficile sta proprio nel far percepire l’utilità anche di un singolo gesto sia per gli effetti ad esso riconducibili ma anche per l’effetto emulazione che potrebbe scatenare tra le persone più prossime.
Detto questo credo che un altro grosso ostacolo sia la pigrizia.
L’austerità richiede: informazione, presa di coscienza, impegno ad agire…tutto molto faticoso rispetto all’abbandonarsi agli stili di vita consueti ed abbastanza istintivi.
Per me a scuola nell’ora di educazione civica (ammesso che la si faccia ancora) dovrebbero avere un posto di rilievo l’ecologia ed il risparmio energetico.
Per anni ho fatto attività di sensibilizzazione nelle scuole anche se su altri temi ed ho potuto notare come i più piccoli abbiano una sensibilità oggi poco diffusa tra gli adulti. Basterebbe nutrire e coltivare quella sensibilità.
Ciao
Io sono convinto che qualcosa inizi a muoversi proprio nell’educazione, come dici tu. Lo vedo nel mondo dell’associazionismo, ecco, anche se credo che sia ancora troppo poco esteso e “convinto”. Ma è un inizio.
Il problema serio sta nella “latitanza” delle istituzioni, e in questo hai perfettamente ragione. Quale luogo migliore della scuola per occuparsi di educazione al rispetto dell’ambiente?
Speriamo bene..